Tredicesima Rassegna Corale di Canto Sacro 2007


Ne vale ancora la pena? - 2007

Finalmente siamo arrivati all’apertura dell’evento, ormai diventato importante sia per noi che per tanti altri coristi e spettatori che partecipano con grande coinvolgimento.
Con l’inizio della Rassegna Corale di Canto Sacro si pone fine a tutto quel lavoro di preparazione che dura un intero anno e che tiene impegnato il Consiglio Direttivo e altri collaboratori del coro.
In questi giorni, invece, c’è il lavoro quotidiano, più frenetico e faticoso, ma, allo stesso tempo, anche più soddisfacente, grazie al contatto diretto con i cori ospiti.
Il nostro maestro direttore che è “soprattutto” sacerdote e parroco, si pone spesso la domanda se ne vale la pena continuare a dedicare tante ore di studio e applicazione al canto.
Anche noi ci poniamo la stessa domanda, quando, alla preparazione del canto corale associamo la preparazione di questa manifestazione, ritagliando il tempo alle ore libere della vita familiare, del lavoro, delle altre attività sociali.
Don Giuseppe, a questa domanda ha sempre risposto si, un si grande, convinto e continua  a farlo con l’entusiasmo di un ragazzino.
Il nostro Presidente, anche lui non più ragazzino, si dedica da anni, con passione alle attività del coro ed è uno degli artefici principali della Rassegna Corale.
Questi due grandi esempi ci devono fare riflettere.
Le difficoltà che troviamo nel lavoro di preparazione, le incomprensioni, i malumori, il mancato impegno di alcuni, i dissapori che ci sono in ogni famiglia che si rispetti, qualche volta portano allo scoraggiamento e al pessimismo.
La collaborazione di tante persone, i consigli giusti e perché no i risultati raggiunti, ci hanno sempre spinto, però, a continuare nell’impegno.
Dopo tante edizioni, siamo alla tredicesima, si può comunque correre il rischio di adagiarsi, di cullarsi sulle soddisfazioni passate, insomma, tirare un po’ a campare; invece no, continua ad esserci in tutti noi il desiderio di migliorarci, sia nella preparazione musicale, che nella buona riuscita di questo nostro appuntamento annuale.
Gratificati dalla presenza di tanti amici, dalla conoscenza di nuove persone provenienti dai luoghi più disparati, dagli scambi culturali che ci arricchiscono interiormente, dall’ascolto di buona musica e performance canore di alto livello, rispondiamo anche noi alla domanda iniziale: si, ne vale la pena!
Un benvenuto agli ospiti e buon ascolto a tutti.

Il Coro Lorenzo Perosi


Ai cantori

Non è possibile una Liturgia senza il Canto.
Dal mio punto di vista, non è possibile una vita senza il Canto.
Vorrei dire una parola di stima e di incoraggiamento a tutti coloro che con il loro canto animano e vivificano le nostre Assemblee.
Ai ragazzi, ai gruppi giovanili che con due chitarre ed una tastiera eseguono repertori di immediata e piacevole fruizione, adattando volta per volta i temi ed i testi alle situazioni celebrative e alle esigenze del momento.
Alle Corali che coinvolgono un popolo intero ponendosi come guida perché anche nel canto si realizzi il massimo della partecipazione, raggiungendo quella robusta bellezza che proviene dalla somma totale delle voci, da cui nessuno si sente escluso.
A voi soprattutto penso in questo momento.
Attraverso il vostro Canto voi varcate la soglia di una arcana bellezza che ha il potere di condurre sia l’esecutore che l’ascoltatore verso una realtà superiore.
E’ un trascendimento della semplice esperienza dell’esistere, un a esaltazione dei sentimenti e di tutto l’essere che non  ha riscontri sul piano della pura razionalità.
Quest’arte, innervando i testi liturgici, conferisce alle parole, quasi tutti di provenienza biblica, uno splendore, un fuoco, una intensità drammatica, così da svelarne l’inesauribile e misterioso contenuto.
Ogni vera composizione musicale, legata al testo sacro, opera una trasfigurazione e nei protagonisti, esecutori-ascoltatori, se ci sono le condizioni giuste, favorisce un’esperienza contemplativa, fatta di stupore di gioia, di purificazione dell’animo e di attrattiva verso la realtà che le parole descrivono come un affresco sonoro.
Il Cantore che esegue un  testo sacro, soprattutto nel suo vero ambito che è quello liturgico, deve per primo compiere il passaggio interiore dalla estraneità all’accoglienza del messaggio stresso del testo.
Vi è una differenza grande fra il cantare accademico fatto di perfezione formale ma in cui lo spirito non è partecipe e commosso, ed il cantare drammatico dove il canto viene vissuto da chi lo esegue.
A pari condizioni tecniche, la distanza è quella esistente fra una fotografia ed una persona viva.
E’ molto impegnativo il Canto Sacro-Liturgico, non solo perché, come qualsiasi altra forma di coralità artistica, richiede doti di vocalità, di gusto, di cultura musicale, ma anche perché, al complesso bagaglio professionistico, bisogna accompagnare la partecipazione, il coinvolgimento interiore di chi canta e necessariamente, di chi ha la responsabilità della regia.
Vi sono altre  formazioni corali che quando eseguono un testo sacro, sia in concerto, sia in liturgia, non comunicano nessuna emozione; si capisce subito che i Cantori o non conoscono il significato delle parole oppure non vi partecipano con il cuore.
La perfetta vocalità, la precisione ritmica, le sfumature espressive non suppliscono l’afflato interiore ed il calore intimo dello spirito.

Don Giuseppe Delogu


SETI, sas

   SETI sas

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