
E' un sogno dedicare tempo (e non poco!), energie, studio al canto. E' un sogno la sera, dopo una giornata stressante in ufficio, in laboratorio, in fabbrica, uscire di casa, qualunque sia la stagione, per andare alle prove. E' un sogno credere che sia meglio gustare una pagina di Palestrina, di Kodaly o di Gregoriano, che avere centomila lire in più in una tasca; perché quell'ora di studio musicale non te la paga nessuno, mentre potresti utilizzare per te stesso (ci sono tanti secondi lavoretti!). E' un sogno pensare che questo genere di attività possa interessare ancora qualcuno. Interessa almeno quelli che presiedono le Celebrazioni Liturgiche? Così, tanto per fare un esempio. Sembra ti dicano: “fate presto e in fretta – mi raccomando! Cose semplici. Non allungate. Fate cantare tutti!!...Interessa i giovani? Dove soni i giovani? Non sembra vederne tanti negli ambienti dove si eseguono questi repertori.
Che fare allora?
Ma che cosa accadrebbe di una Società “civile” dove tutto si svolgesse all'insegna dell'immediato, della funzionalità, dell'utilitarismo: dove il valore delle cose, del tempo, della vita…il tutto insomma, si misurasse sul costo, sul guadagno, sul danaro? Che cosa accadrebbe se venisse eclissata una nostalgia della bellezza, se non si fosse più capaci di fermarsi, di gustare, di capire, di contemplare? Non di solo pane, non di solo danaro, non di solo piacere, non di solo lavoro si vive.
Lasciateci sognare le cose “inutili”, le cose che non producono ricchezza mercantile, le cose che invece arricchiscono la mente, scaldano i sentimenti e raffinano lo spirito.
Ci vuole un supplemento d'anima, uno spazio di gratuità, un di più che vada al di là della pelle, delle sensazioni epidermiche, della sazietà dei sensi. La persona umana e più grande di se stessa.
Fare canto per il puro gusto di immergersi in una dimensione di spiritualità ed in quella profondità esprimere la fede, la religiosità, il mistero dell'essere e le aspirazioni più recondite del cuore; poter sperimentare questa interiore ricchezza serve a compensare tutti i sacrifici, la fatica e il tempo che si dedicano a questa “inutile” cosa che è il Canto. Là dove non si guadagna nulla ci si può arricchire di molto. Oltre a ciò, ancora una volta, noi vogliamo dichiarare una nostra convinzione. Il ruolo del canto nella Liturgia. Imprimere quel dinamismo ascensionale che essa già possiede nei sogni sacramentali, ma che sarebbe difficile comprendere e gustare qualora la Liturgia si celebrasse in modo asciutto o si accompagnasse a nenie mediocri e sciatte.
Affermiamo la necessità di un Canto di alto profilo artistico, collocato al centro dell'Assemblea che prega e che nella Musica eseguita o ascoltata trova uno strumento straordinariamente efficace di elevazione. Noi vogliamo continuare a dedicare tempo ed energie a quest'Arte.
Tuttavia dobbiamo essere vigilanti di fronte alla più subdola delle tentazioni, quando ci si impegna in questa attività: sarebbe il cantare per esibizionismo, per la vanagloriosa prospettiva di poter dire: “siamo più bravi di quelli”. E' facile cadere in questa trappola. Con ciò stesso ci si colloca all'esterno della spiritualità del Canto.
Vorremmo che tanti giovani si impegnassero in quest'arte e qui trovassero un'occasione per nutrire la loro giovinezza di una bellezza e di una gioia che forse neanche sospettano.
Noi crediamo nel bel Canto, nella gente che si raduna per cantare, per gioire, per conferire alla vita, spesso grigia e dura, un raggio di luce ed un colpo d'ala che la faccia alquanto elevare.
Per questo, ancora una volta, promuoviamo una Rassegna di canto e di Musica. Siamo alla sesta edizione di questa iniziativa. I mezzi a nostra disposizione sono poveri. Dobbiamo fare tutto “a mano” “artigianalmente”, autoquotandoci e confidando in quelli che come noi ci credono.
Lasciateci sognare! E venite anche Voi a sognare insieme con noi!
Il Coro “Lorenzo Perosi”
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