Quinta Rassegna Corale di Canto Sacro 1999


E' ancora possibile?

Vale la pena impegnare tempo, energie e tanta fatica in una attività musicale come quella che la Rassegna intende promuovere, incentrata prevalentemente sul Gregoriano, sulla Polifonia e sulle forme di Canto artisticamente elaborate?

Domanda strana forse?

Tutt'altro. E' una domanda necessaria. E' vero, infatti, che sul piano culturale quel tipo di Canto non perderà mai la sua importanza.

Finché nel mondo ci sarà sete di bellezza, di arte, di poesia, non mancheranno i Cultori di quei generi musicali che hanno prodotto capolavori di assolata perfezione.

La questione vera riguarda l'ambito proprio per cui questa Civiltà Musicale è nata e si è sviluppata nel trascorrere di molti secoli. Il Canto gregoriano, la Polifonia insieme con altri generi musicali più moderni e persino contemporanei, sono nati in Chiesa. Sono stati creati per la Liturgia, in funzione di essa, per esprimere nei vari momenti del suo svolgimento, i sentimenti più alti, i contenuti arcani, le emozioni sublimi che essa celebra. Questa musica, immedesimandosi, incardinandosi, per così dire, nei testi sacri quasi sempre attinti dalla Bibbia, ha la capacità di far sprigionare da quelle parole il massimo del loro contenuto poetico, religioso e mistico. Parola e musica così coniugate conducono l'esecutore e l'ascoltatore (che non è mai un soggetto passivo), fino alle soglie del mistero, fino a toccare il lembo del Mantello di Dio, per usare un'ardita immagine simbolica.

Di più non è consentito al talento umano.

Quanto oggi di questa incomparabile produzione musicale è presente nella Liturgia? Cioè nel suo proprio spazio? Teoricamente ha tutti gli onori e i riconoscimenti. Persino l'ultimo Concilio ha voluto trovare il tempo, fra tanti urgenti e drammatici problemi sul tappeto, di affermare: “La Chiesa riconosce in Canto gregoriano come Canto proprio della Liturgia romana, perciò, nelle azioni liturgiche , a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di Musica Sacra, e specialmente la Polifonia, non si escludono affatto dalla Celebrazione dei divini Uffici” (S.C. 116). Nella realtà , le cose stanno ben diversamente. La polifonia, il gregoriano, e più in generale, in Canto elaborato a livello artistico, sono pressoché scomparsi nelle Celebrazioni. E non soltanto in quelle necessariamente più semplici delle Parrocchie, ma anche in quelle solenni, non importa da chi è Presieduta, da Presbiteri o da Vescovi. Si può assistere a Liturgie importanti, piene di movimento e gestualità, senza cogliere in esse neppure un filo di gregoriano o un'ombra di polifonia o di canto che non sia quello ritmato, come si sa. Non si vuole dire che tutto sia sciatto, ordinario, senza gusto e ispirazione. Vi sono delle cose piacevoli e dignitose che coinvolgono facilmente l'Assemblea e che risultano funzionali ad una buona Celebrazione Comunitaria. Ma è proprio necessario, è giusto mettere da parte , tagliar fuori un tesoro così prezioso, frutto del genio, della spiritualità, dell'esperienza liturgica di generazioni di Musicisti, di cantori, di Oranti?

E' una operazione sapiente togliere la bellezza, l'Arte, l'alta Ispirazione dalla Celebrazione del Mistero Cristiano? In una società, tutta in fretta, protesa ai risultati concreti e immediati, impegnata fini alla nevrosi sul fronte dell'efficientissimo e della prassi, la Liturgia non dovrebbe costituire il momento contemplativo, gratuito , nel cui spazio avviene la decantazione di tutte le pesanti scorie del vivere quotidiano, non ciò che turba, che angoscia e appesantisce il cuore? E' come strumento privilegiato per ottenere quella pacificazione dello spirito non sarebbe da collocare proprio il Canto Sacro, espresso nella forma più alta possibile? E' proprio il canto che spesso aiuta a comprendere meglio la Parola e gli stessi Segni Sacramentali che costituiscono la Struttura portante del celebrare Liturgico. Se questa prospettiva non viene giudicata utopistica, improbabile, sorpassata; se quelle composizioni musicali non vengono classificate come roba da museo, come reperti di un passato perduto,da ammirare, mai improponibili come esperienza viva del presente; se si pensa che questo patrimonio di canto sacro abbia una attualità, che costituisce un valore intramontabile, ed io fortemente credo in tutto questo, allora ne viene di conseguenza, che l'impegno, il lavoro, le molte fatiche delle Corali che hanno fatto la scelta di questo repertorio musicale, hanno un senso, un valore altissimo, una nobiltà ammirevole. Esse compiono un servizio prezioso che solo i superficiali dimenticano. Propongono, in una società attraversata da malessere e smarrimento, un messaggio che può scaldare il cuore e suggerire la malinconia dell'Assoluto. Una rassegna non è fine a se stessa, ma vuole essere una spinta e un invito a ripensare questi temi, a rilanciare iniziative nuove per ricollocare il Grande Canto nello spazio che gli è proprio. Le corali che operano nei nostri territori dovrebbero mettersi nello spirito della collaborazione, della stima reciproca, del portare avanti la cultura musicale divenuta estranea persino negli ambienti in cui essa è nata e sviluppata fino a raggiungere i massimi vertici dell'Arte. I Cori che lavorano su repertori di canto sacro, dovrebbero preferire di gran lunga l'ambito Liturgico per esprimere il meglio di se stessi e dei brani che in quel contesto vengono interpretati nella loro vera identità. Per far questo un Coro dovrebbe essere non soltanto una scuola di musica, di raffinata vocalità, di progressiva conquista della difficile arte del canto, ma, allo stesso tempo, una palestra di vera spiritualità, dove umiltà, rispetto degli altri, purezza di cuore, accompagnano le dolci o le possenti melodie come Lode alla Sorgente Assoluta della bellezza e come elevazione dello spirito a Lui. Un coro che assimila la profonda ispirazione dei Testi e della Musica che li riveste, è capace di trasmettere all'Assemblea la stessa sovrumana esperienza. A questo punto un Coro ha compiuto la sua vera ministerialità.

Il Coro “Lorenzo Perosi”


SETI, sas

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